Marcoelitaliano
Il bambolotto capellone della foto sono io negli anni '70. Oggi sono un po' diverso fuori, ma dentro m'è rimasta la stessa sospettosa curiosità con cui fissavo allora quella fotocamera sconosciuta. Viaggio senza fretta e in questo blog cerco di raccontare quel che vivo.
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14/12: La Speranza
CAPO FINISTERRE, SPAGNA
L’alba di Sabato 12 Dicembre prometteva una di quelle giornate di tiepido sereno, più uniche che rare in questo periodo dell’anno in Galizia. Si veniva da 10 giorni consecutivi di pioggia e l’azzurro del cielo limpido e diafano sembrava una chimera. E infatti, poche ore dopo tale si sarebbe dimostrato: una chimera! Già a mezzogiorno una sorta di nebbiolina semipermeabile dall’aspetto poco salubre simile a quello del latte quagliato oscurava quell’azzurro intenso (e intonso) che madre natura ci aveva regalato
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30/11: Espatriato per Caso
ISTANBUL, TURCHIA
Era Aprile, ero appena rientrato in Abruzzo dopo l’ennesima esperienza sulla strada. La primavera era già a buon punto col suo annuale compito di rendere il mondo e le nostre esistenze più colorite. Il terremoto aveva colpito. E aveva colpito forte. Invisibili onde nella notte a spezzar pietre, piegare acciaio, dissodare vecchie strade e lastricarne invece di nuove. Quelle che conducono alla tomba.
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ROMA
Mi scuso a priori con i miei lettori abituali per abbandonare momentaneamente il racconto del mio viaggio di ritorno dall’Asia, non rispettando così per una volta la cronologia degli eventi. Il fatto è che, pur essendomi trasferito a vivere a Istanbul da ormai un mese, tre notizie giuntemi dall’Italia nel breve giro di 7 giorni hanno colpito la mia attenzione e credo meritino un commento a caldo.
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23/03: Generazione Lonely Planet
GOA, INDIA
Sono un ottimista costretto continuamente a fare i conti con la realtà. Quando ero ancora in Thailandia il piano era quello di viaggiare via terra fino all’Italia. Niente aerei. E così avevo in gran solennità strappato il biglietto di ritorno per Roma, simbolo d’imborghesimento, e m’ero messo in moto, più con l’immaginazione che non nella realtà. Ero già (sempre solo con l’immaginazione) in Tibet quando mi resi conto che a quelle altitudini a febbraio fa troppo freddo (se ci si va di persona, voglio dire). E così era scattato il piano B: biglietto di sola andata per lo Sri Lanka, OK, piccola concessione capitalista-borghese, ma poi tutto via terra fino all’Italia. E una volta fisicamente in Sri Lanka, già mentalmente traversavo quel brevissimo stretto di mare che la separa dall’India. Ma anche qui c’era un “ma”, anzi due...
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09/03: La Locomotiva
BANDARAWELA, SRI LANKA
Lo Sri Lanka continua a riservarmi solo doni inviati direttamente dal Signore in persona. I Cingalesi m’erano stati descritti prima di partire come assillanti, persistenti e invadenti. A posteriori devo confessare di non trovarmi d’accordo neanche un po’ con tale descrizione. Sono a me risultati un popolo meravigliosamente generoso, per niente invadente o men che meno aggressivo.
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02/03: Sri Pada
PICCO DI ADAMO, SRI LANKA
Lo Sri Lanka mi aveva accolto con quel mix di accoglienza e imbarazzo, proprio di chi, pacifico per natura, si ritrova con un fucile in mano e non ne capisce bene il perché. L’aeroporto di Negombo era blindato e il centro di Colombo era costantemente pettinato da agenti (uniformati e non) a caccia di potenziali bombaroli. Solo in Israele credo di aver visto più armi in circolazione. Però qui la gente -contrariamente a quel che accade in Israele- continua a sorridere. Come dire: non c’è bomba che possa uccidere una filosofia di vita positiva!
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BANGKOK, THAILANDIA
Se stai leggendo questo fai probabilmente parte di una delle seguenti categorie: (a) Sei un mio amico o famigliare; (b) Sei Samantha Fox; (c) Sei qualcuno che legge regolarmente i miei blog; (d) Sei un maschio di eta' compresa fra i 30 e i 35 anni di eta' che in questo momento non ha niente di meglio da fare (probabilmente sei in ufficio che fai finta di lavorare) e hai cercato "Samantha Fox" su Google.
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16/02: L'Isola e la Metropoli
BANGKOK, THAILANDIA
Dopo 10 settimane da Robinson Crusoe, il bisogno di fare, andare, vedere era divenuto insostenibile. Ho cosi' salutato quella che era stata la mia casa durante settanta giorni e i suoi (pochissimi) inquilini. Mimi, angioletto di 4 anni, dava l'impressione d'essere in quel momento la bimba piu' triste del mondo. Stava perdendo il suo paziente compagno di giochi e mi guardava come se con la mia partenza avessi appena violato un tacito patto di amicizia eterna. La mia vita e' sempre stata cosi': il momento degli addii prima o poi arriva.
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09/02: Un Mondo di Sorrisi
KO CHANG, MARE DELLE ANDAMANE, THAILANDIA
Stando a uno studio portato avanti dal Project Gutenberg su una base di 30 milioni di parole utilizzate nel cinema e nella letteratura, i tre vocaboli piu' comuni della lingua inglese sono You, I e to. Se anziche' migliaia di film e libri, fosse stato preso come base l'inglese di Ya (il gestore dei bungalows dove mi alloggio su Ko Chang) i risultati sarebbero stati sorprendentemente diversi. Dopo dieci settimane sull'isola sono arrivato a comprendere che Ya e' un minimalista. Non nel senso filosofico o artistico dell'espressione, ma proprio in quello letterale: Ya riduce tutto al minimo essenziale, vocabolario incluso. Possiede tre locuzioni che raggruppano un centinaio di significati distinti: 1. For sure, che puo' significare sicuramente, sei sicuro?, non ne sono sicuro, forse e sarebbe meglio. 2. You want to, che sta per volere, potere, dovere, aver bisogno e si applica inoltre, invariato, alle seconde e terze persone tanto singolari quanto plurali. 3. Something like that, quest'utlima espressione e' solita seguire, a mo' di rafforzativo, il vocabolo (uno qualsiasi) del tutto inintellegibile appena enunciato. Temo il giorno in cui Ya dovesse decidere di unire i suoi tre cavalli di battaglia in un'unica frase: "For sure you want to have something like that" potrebbe significare qualsiasi cosa, da Vuoi un piatto di riso? a Non sono sicuro che quel pallone sia gonfiato alla giusta pressione.
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19/01: Morte nel Pomeriggio
KO CHANG, MARE DELLE ANDAMANE, THAILANDIA
Credo di non esser mai stato portato per una vita eccitante e che tutte le emozioni vissute in questi anni sono arrivate circostanzialmente, mentre cercavo qualcos'altro.
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Il bambolotto capellone della foto sono io negli anni '70. Oggi sono un po' diverso fuori, ma dentro m'è rimasta la stessa sospettosa curiosità con cui fissavo allora quella fotocamera sconosciuta. Viaggio senza fretta e in questo blog cerco di raccontare quel che vivo.










