Marcoelitaliano
14/05: Omaggio a Canarias
GRAN CANARIA, SPAGNA
Paul sfiora titubante l’alfiere che riposa su F2 a difesa del proprio re. Lo solleva dalla scacchiera nell’apparente intenzione di mangiare il mio pedone in D4. È una buona mossa, il mio pedone non è protetto mentre il suo alfiere nella posizione attuale potrebbe causargli scacco matto in due mosse. “Attento a ciò che fai” suggerisco distrattamente. “Sono un bastardo” penso, mentre Paul mette giù l’alfiere e torna a rimuginare -questa volta a torto- sulle possibili, nefaste conseguenze di un’altra mossa avventata.
Salva ha abbandonato il Meteor dopo l’ennesima, aspra discussione col capo e Paul lo ha rimpiazzato. È un Canadese rubicondo e di pelle tanto chiara da passare a rosso vivo non appena esposta al sole. Ha qualche esperienza coi motori ma nessuna con la navigazione. L’ideale, insomma, per far sentire uno sicuro alla vigilia della traversata atlantica. A compensare la totale inesperienza, quasi a voler in un certo senso dar l’idea di possedere anche lui la stoffa del marinaio, è un vero campione nella poco invidiabile arte di contar balle. Nei pochi giorni compartiti sul Meteor m’ha raccontato d’esser stato guardia del corpo di Jackie Chan in America, chitarrista con Manà (l’equivalente degli U2 nel panorama musicale latino) in Messico, gran seduttore e campione juniores di scacchi in Canada. Non avevo modo né voglia di sbugiardare le prime tre affermazioni. L’ultima, però…
Abbiamo giocato undici volte e altrettante volte ha perso. E io non sono che un amatore. Dopo le prime sconfitte, sorpreso, si giustificava dicendo d’aver ormai dimenticato come giocare. In realtà, un vero ex campione di scacchi straccerebbe un dilettante come me anche soffrendo di Alzheimer. Gli scacco matto sono andati succedendosi senza soluzione di continuità come vagoni di un treno merci in corsa. Ora siamo arrivati al parossismo e antisportivamente lo torturo facendolo dubitare delle sue (poche) mosse azzeccate. Le sbruffonate si pagano. Alla fine, sposta la sua attenzione sul re muovendolo su F1, subendo così la sconfitta numero dodici.
Era una delle mie ultime sere sul Meteor. Nove settimane dopo il mio imbarco, la nave continua ferma e senza nessun indizio di partenza imminente. L’addio di Salva e una serie di screzi col boss sono state le cause nel mio abbandono, della mia sconfitta, per dirlo di una maniera. Salva era fra noi l’unico vero uomo di mare e senza di lui il viaggio, già di per se rischioso, diventa un salto nel buio. Non me la sento di mettere la mia vita nelle mani di un manipolo di uomini totalmente privi d’esperienza e che venderebbero la propria madre pur di far quattrini. Due mesi in mare (per così dire, visto che non abbiamo mai levato l’ancora) mi hanno insegnato che il romanticismo che avevo sempre associato alla vita di mare è una chimera e come tale scompare se avvicinata. Forse dovremmo imparare a non inseguire i sogni, a lasciarli vivere come tali, per sempre liberi dall’asfissiante giogo della realtà coi suoi troppi compromessi morali. Amen.
Ho dedicato l’ultima settimana a cercare un imbarco alternativo, ma stavolta non ho avuto fortuna. Ho bussato a tutte le porte, nessuna s’è aperta. In una vita di sana pigrizia, credo che per la prima volta posso anch’io usare l’espressione "ho fatto del mio meglio" senza perciò essere apostrofato come bugiardo. L’alternativa però non ha tardato a presentarsi sotto forma di un biglietto aereo di sola andata per Dakar, Senegal. Se via ovest non si passa, bisognerà cercare un passaggio ad est, e comunque io non ho fretta. Prima di tuffarmi nella nuova esperienza africana però, due righe di ringraziamento verso una terra, quella Canaria, che continua ad ospitarmi ieri come oggi senza mai farmi sentire straniero.
I fascismi esistono. In alcuni casi, ben noti, si manifestano nella forma tradizionale, quella di un governo autoritario e dittatoriale dove le libertà di pensiero ed espressione risultano fortemente limitate o del tutto assenti. Nel resto dei Paesi, nel cosiddetto free world, il fascismo esiste con contorni meno marcati, non come dottrina politica bensì nella sua forma sociale, quella deleteria convinzione di un gruppo di persone, di una maggioranza, che se si è in tanti a pensare/dire/fare qualcosa quel qualcosa dev’essere necessariamente vero, buono e giusto. Idee come efficienza e produttività, ad esempio, sono state portate avanti come una crociata dagli occidentali a danno di tutte le altre razze, a danno di quei selvaggi che osavano vivere come animali (cioè, in altre parole, senza spaccarsi la schiena sgobbando dall’alba al tramonto). Tutti conosciamo la storia del colonialismo, quello ufficiale che ebbe luogo in America, Africa, e Australia fra il 1400 e il 1900. Tutti lo consideriamo un grave errore, un’ingiustizia e qualcosa di cui vergognarci così tanto da auto-limitare il nostro proprio vocabolario al politicamente corretto quando si parla di neri, aborigeni o indiani. Ma quando si tratta poi di non ripetere gli errori, beh quello è un caso distinto.
Le isole Canarie sono l’unica regione europea a godere di un clima regolare durante tutto l’anno con temperature costantemente comprese fra i 18 e i 30 gradi e, contrariamente a quanto accade nei tropici, senza stagione delle piogge né zanzare. A partire dagli anni ’70, con l’apertura della Spagna all’Europa, le sette isole che fino ad allora avevano posseduto un economia prettamente agricola (pomodori, banane, mais, tabacco, canna da zucchero), hanno patito (goduto di) un boom economico e la relativa cementificazione selvaggia causa (grazie al) turismo. Paradossalmente, qui dove durante i duri anni del regime Franchista, intere comunità hippies vivevano indisturbate nelle spiagge, dall’oggi al domani gli agricoltori diventarono imprenditori edilizi, i pescatori magnati della ristorazione e gli hippies… fuori dalle palle.
Guerre a parte, non conosco nessun altra regione del mondo dove in un periodo tanto breve le cose siano cambiate così radicalmente. È successo qui col turismo ciò che successe nei paesi Arabi col petrolio. Persino Dio, presente da una vita, c’ha messo poco ad essere soppiantato dal dio minore denaro. Le chiese ad essere sostituite dalla tintarella, i valori famigliari dall’edonismo. A partire dagli anni ’80, gli stranieri incominciarono a fluire a legioni: turisti alla ricerca del sole d’inverno, pensionati tedeschi e scandinavi alla ricerca di un presente, immigranti alla ricerca di un futuro. E con le persone arrivarono tristi idee d’importazione come produttività o ottimizzazione dei costi del lavoro, imposte a mo’ di undicesimo comandamento alla stupenda filosofia del mañana, sopravvissuta a 40 anni di dittatura.
La sola isola di Gran Canaria contava all’ultimo censimento oltre 800mila abitanti. A questa cifra vanno aggiunte altre svariate centinaia di migliaia di visitatori più o meno permanenti (come me). A causa della natura montagnosa dell’isola, circa il 90% dei suoi abitanti vive sulla stretta fascia costiera, con conseguente eccessiva densità abitativa e con tutti i problemi sociali che questa produce. Eppure, anche in tale situazione di evidente saturazione demografica, rari sono gli episodi di razzismo o di rifiuto dello straniero. Scollate signorine Caraibiche con indosso panni due taglie troppo piccoli camminano qui fianco a fianco con Arabe coperte da tuniche due taglie troppo grandi.
Barche cariche di immigranti sans papiers provenienti dal vicino Marocco approdavano sulle spiagge Canarie già due decenni fa e in quell’epoca i locali erano soliti accogliere, dar lavoro e proteggere dalle retate poliziesche i nuovi venuti. Oggi però, l’arrivo di pateras(imbarcazioni di legno dotate di un potente motore e con capienza per 20 o più persone) è costante, un flusso ininterrotto di disperazione proveniente da terre sempre più remote. Col progressivo intensificarsi dei controlli da parte della marina spagnola, i porti di partenza sono andati spostandosi sempre più verso sud: dal Marocco alla Mauritania al Senegal alla Nigeria. Un paio di mesi fa ne approdò una proveniente dallo Sri Lanka!
Pur rimanendo un luogo stupendo, troppe zone dell'arcipelago, soprattutto in Gran Canaria e Tenerife, sono oggi un senza fine di hotels e strutture pensate ad uso e consumo del turista. Ma lo sviluppo di un’economia totalmente sbilanciata sommato all’attuale congiuntura sfavorevole nel mercato del turismo, sta mostrando i limiti di quelle scelte fatte ieri considerando solo il fattore soldi. O forse era tutto scritto: la vacca è stata munta, ora abbandoniamola e andiamo a cercarne una nuova e meno pretenziosa. La legge offerta-domanda ha posizionato il coltello col manico verso i potenti tour-operatori nordeuropei, lasciando la lama ai miei amici Canari. E così, quelli vengono pagando due soldi e chiedendo la luna, questi non possono non pensare a quando era bello quando si poteva rispondere che per la luna bisognava aspettare… mañana.
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Categoria: General
Scritto da: marcodaprile








pio pedrazzoli ha scritto: