Marcoelitaliano
02/07: Turismo Sessuale Mandinka per Signore
KOLOLI, GAMBIA
Il Gambia sintetizza in poche migliaia di Km² tutti i vizi e virtù della giovane Africa indipendente. Da un lato costruisce un’industria del turismo col richiamo di chilometri di spiagge bianche e mercati iridescenti, dall’altro sembra incapace di portare a compimento qualsiasi progetto intrapreso, ivi incluso quello di una dittatura repressiva. Se ne ha un primo assaggio già alla frontiera, arrivando dal Senegal. Di la gli agenti indossano la divisa e sono solerti (per gli standard africani) nell’adempimento del proprio dovere. Da questa parte invece, i doganieri si presentano in sdrucite uniformi prive d’identificazione o semplicemente in abiti civili, e ogni incontro con qualcuno che ha avuto la sfiga di nascere bianco sembra doversi necessariamente concludere con un travaso di banconote dal portafogli di questi verso quello dei primi.
I Paesi governati da regimi dittatoriali sono notoriamente luoghi dove gli stranieri vengono trattati coi guanti bianchi a patto di non mettere il naso in faccende politiche interne. Cuba, la Cina, l’ex URSS, l’Iraq di Saddam: tutti esempi di dittature che abusando del potere poliziale riescono a creare un apparente falso paradiso per turisti (seppur costruito a danno dei diritti civili dei locali). Ma non in Africa. Qui la gente se ne sbatte di chi sta al potere, sia essa una potenza coloniale, una democrazia o una dittatura. La passività avitica Africana fa cadere a pezzi edifici storici e ferrovie, ma anche tiranni.
Superato senza esborsi il prolungato tentativo d’estorsione doganale, sono entrato nel Gambia vero e proprio, un Paese sviluppato interamente sulle due sponde dell’omonimo fiume a mo’ di quel che avvenne con l’antica civiltà Egizia sul Nilo. Per raggiungere la capitale Banjul bisogna traversare l’estuario del fiume, mezz’ora di traghetto. A bordo si vende (e si compra) di tutto: orologi contraffatti, magliette contraffatte e chincaglieria cinese d’ogni genere. Mi sorprende sempre osservare come meno uno ha, più ci tiene a dimostrare che può permettersi sfrusci.
Banjul è costruita su un’isola, neanche troppo grande, e ciò ne spiega forse la relativa, inconsueta tranquillità che vi si respira. L’insolita assenza di scocciatori, imbroglioni, papponi e mignotte ha però una spiegazione: Senegambia. È questa una striscia lunga circa 10 Km, sviluppata lungo la costa partendo da Capo Bakau, all’imbocco del fiume Gambia, fino a Kololi, vero cuore di questo corpo privo d’anima. Tutto è qui sintetico. La vera Africa sembra lontana migliaia di Km. Gli edifici sono tutti pittati di fresco, i negozi vendono prodotti occidentali (a prezzi occidentali) e pure di monnezza per le strade se ne vede poca. E il partito degli scocciatori ha qui maggioranza assoluta. Ed è qui che signore Europee vecchie o invecchiate vengono a cercare il balsamo per le proprie rughe dello spirito.
Uno spera sempre che la piena parità fra i sessi si realizzi attraverso il miglioramento dell’uomo, non grazie all’imbarbarimento della donna. Che siano i primi a smettere di pensare coi testicoli, non le seconde ad incomiciare ad andare a puttane. Poi arrivi in Gambia e scopri che 3 turisti su 4 qui presenti sono donne bianche, tristi e sfatte, accompagnate da aitanti giovanottoni neri, trent’anni più giovani ch’esse. l’amour?
Avevo letto tempo fa un interessante blog (Interview with the Sex Tourist) a proposito del turismo sessuale nelle Filippine, la versione maschile di ciò che avviene in Gambia. Da qui l’idea di scriverne uno sulla stessa onda. Unico problema: in quel caso l’autore aveva occasione di parlare da uomo a uomo col turista sessuale. L’appartenenza allo stesso sesso creava una sorta di complicità che mai avrei potuto incontrare io qui con la turista sessuale donna. Limiti di galanteria mi avrebbero impedito di avvicinare una di queste attempate signore e chiederle: “Scusi, lei è qui per disperazione?” No, bisognava trovare un cammino alternativo.
L’occasione si presentava pochi giorni dopo. Passeggiavo lungo la spiaggia di Kololi, forse non una meraviglia del mondo, ma certamente degna d’esser frequentata. E invece era assolutamente deserta. È vero che eravamo in bassa stagione, ma è altrettanto vero che qualche turista in giro tra bar e hotel pur se ne vedeva. Il mio iniziale stupore nel ritrovarmi totalmente solo su una spiaggia ampia, bianca e bordata di palme da cocco andava via via estinguendosi a conseguenza dei costanti, ripetuti attacchi di assillanti procacciatori d’affari d’ogni sorta. Un’ora più tardi ero già pienamente cosciente che mai più avrei messo piede su questa spiaggia. Riposavo all’ombra di una palma quando l’ultimo e più persistente degli scocciatori, tale Ibrahim, mi avvicinava sornione.
Se vieni abbordato mentre passeggi, devi semplicemente continuare a camminare e dopo pochi passi sarai lasciato in pace: camminare stanca. Ma se sei seduto all’ombra di una palma, le tue possibilità di pronto ritorno ad una quiete solitaria calano paurosamente. E infatti, non c’era modo di sbarazzarsi di Ibrahim. S’era presentato e accomodato senza invito ed era già li a cantarmi la solita litania da incantatore di turisti. Aveva l’aspetto sano, tipico di chi non lavora eppur mangia bene: alto, muscoloso, stretto in una camicia rossa attillata ad evidenziarne le forme masculine, tatuato su entrambi i bicipiti. Una trentina d’anni d’età, forse meno, e un sorriso bianchissimo quasi perfetto, solo intaccato da un’eccessiva separazione fra i due incisivi centrali superiori. E davvero non capivo dove volesse andare a parare con la sua loquela. Forse la mia barba ormai degna di un muezzin non era indizio sufficiente a fargli capire che non ero una donna? O forse Ibrahim era un progressista che serviva indistintamente maschi e femmine come i moderni parrucchieri?
Certo, le sue abilità oratorie erano notevoli e ora mi raccontava dei suoi viaggi di piacere negli Stati Uniti e in Inghilterra. Ne parlava con tale minuzia di dettagli che due potevano essere i casi: o stava inventando tutto, nel qual caso possedeva un’immaginazione degna dei migliori romanzieri, o davvero aveva fatto il turista in detti Paesi e quindi ciò che possedeva era la capacità di farsi campare dal prossimo, dote ancor più eccezionale.
Lo lasciai andare avanti per un po’, ormai non ero più nemmeno seccato dalla sua invadenza. Poi, gli chiesi apertamente cosa volesse vendermi. La sua reazione fu di (ben) simulato sdegno, come a dire “Io ti parlo col cuore in mano e tu mi pugnali alle spalle.” Accennò incluso ad alzarsi ed andar via oltraggiato. Però non se ne andava. E fu allora che mi venne l’idea che forse Ibrahim avrebbe potuto aiutarmi.
Gli dissi di dare un taglio alla sceneggiata e che conoscevo i tipi come lui. Quelli che hanno capito che imbonire i turisti rende più (e stanca meno) che lavorare. Che anch’io avevo da tempo raggiunto la stessa conclusione e che perciò non lo biasimavo. Ma anche che essendo in un certo senso colleghi non poteva giocare questo tipo di carte con me. Quindi gli proposi un affare, un’onesta compravendita: lui mi avrebbe concesso un’intervista soddisfacendo certe mie curiosità a proposito del mercato del sesso per signore in Gambia, io avrei pagato l’informazione 500 dalasi (ca.17€). Ibrahim ascoltò la proposta con diffidenza, ma alla notizia della ricompensa le pupille gli si conttrassero come quelle di un’aquila che ha appena avvistato un leprotto nella radura sottostante.
Questo è un sunto della conseguente conversazione.
Ibrahim: “Sei un giornalista?”
Marco: “Stesso livello di curiosità, ma nessuno mi paga.”
I: “Un poliziotto?”
M: “Ho l’aspetto di un poliziotto?”
I: “Non tutti i poliziotti hanno l’aspetto di poliziotto.”
M: “OK è vero, comunque No, non sono un poliziotto. Non potrei.”
I: “Perché non potresti?”
M: “Perché un poliziotto dev’essere rigido: o completamente retto o completamente storto.”
I: “E tu non sei completamente retto?”
M: “Io sono flessibile.”
I: “Allora lavori per una ONG?”
M: “Per una ONG? Un volontario? Io? Scherzi. Già non sopporto dover lavorare a cambio di uno stipendio, figuriamoci gratis. Comunque l’idea era che io facevo le domande, non il contrario. Se continuiamo così sarai tu a dover pagare me.”
I: “OK, allora cominciamo. Pagamento anticipato.”
M: “Si, e il mio culo non ha peli. Prima mi racconti qualcosa di interessante, poi avrai i 500 dalasi.”
I: “Facciamo 800.”
M: “Facciamo 200.”
(Risatina complice di Ibrahim che batte un pugno chiuso contro il mio, quindi se lo porta al petto)
I: “OK chef, 500.”
M: “Incominciamo. Sei Gambiano?”
I: “Si.”
M: “Etnia?”
I: “Mandinka.”
M: “Età?”
I: “28.”
M: “Da quanto tempo lavori qui a Senegambia?”
I: “Da 6 anni.”
M: “Guadagni bene?”
I: “Abbastanza.”
M: “Abbastanza quanto?”
I (sorridendo): “Più di 500 dalasi al giorno.”
M (sorridendo): “Mi piacciono le persone con senso dell’umorismo. D’altra parte, sono sicuro che con quell’altro genere di clienti il tuo consumo d’energie sarebbe proporzionalmente maggiore.”
(altra risatina di Ibrahim, altro pugno contro pugno e contro il petto)
M: “ Dove trovi le clienti?”
I: “In spiaggia di giorno, nei bar di notte.”
M: “Come selezioni la cliente di turno? Voglio dire, in alta stagione ce ne saranno parecchie di donne bianche qui, no?”
I: “Si, pieno così. Comunque non è difficile, si capisce subito chi è qui per prendere il sole e chi per… (risatina ammiccante)”
M: “Da che si capisce?”
I: “Quelle che vengono a cercar uomini viaggiano quasi sempre sole e hanno solitamente fra i 40 e i 60 anni. E poi le vedi che stanno cercando qualcosa. Non lo so, dopo un po’ lo capisci per istinto.”
M: “E una volta che hai individuato la possibile cliente?”
I: “L’avvicino con un pretesto e inizio a far conversazione.”
M: “Si, avevo notato che non sei a corto di vocabolario.”
(altra risatina, terzo pugno contro pugno)
M: “Comunque, fin qui è lo stesso sistema usato dai vitelloni di tutto il mondo. Dimmi qualcosa che non so. Dopo aver attaccato bottone, che fai? Le mostri la brochure con servizi e prezzi e le dici che non accetti carte di credito?”
I (serissimo): “Assolutamente. Mai parlare di denaro a una signora. Se è una giovane allora Si, puoi andare e proporle di far sesso a cambio di soldi e qualcuna accetta. Ma mai con le signore.”
M: “Non capisco. Se tu non le dici o fai capire che sei un gigolo come fai poi quando arriva il momento del… conto?”
I (di nuovo sorridendo): “Le signore di 50 anni non vengono qui per far sesso a pagamento.Vengono qui perché sono sole. Se tu vai e gli proponi di scopare a cambio di 50£ non gli stai offrendo quel che cercano. È tutto qui dentro (battendosi la tempie col dito indice).”
M: “OK, ho afferrato il concetto ma continuo a non capire dov’è il tuo guadagno in tutto ciò. E non venirmi a raccontare che lo fai gratis, qualcuno deve pur pagare per i tuoi vestiti e i tuoi viaggi.”
I (sorridendo malizioso): “Una cosa è non chiederle denaro subito, un’altra è che esse finiscano per pagarti.”
M: “Quindi non è solo sesso?”
I: “No, durante la loro vacanza tu sei il loro accompagnante. Che è quello ch’esse cercano. Poi c’è anche il sesso, chiaro.”
M: “OK, quindi se ho ben capito queste signore non vengono qui solo a scopare?”
I: “Ce ne sono anche di quel tipo. Vengono per poco tempo e stanno sempre chiuse in hotel e quando vogliono scopare mandano a chiamare un gigolo (o due). Ma io non lavoro in quel giro.”
M: "Perché no?"
I: "Troppo comlicato, devi lavorare per un'agenzia e guadagni meno che lavorando per conto tuo."
M: “Una curiosità: la maggior parte delle tipe che vedo in giro sono davvero poco attraenti, non t’è mai capitato di aver problemi per… (alzando le sopracciglie).”
I: “Mai. Qualche volta, se mi sento stanco, mangio cazzo di tartaruga ed è tutto a posto.”
M: “Cazzo di tartaruga?”
I: “Si, serve per… (gesto dell’avanbraccio da orizzontale a verticale).”
M: “E come si mangia un cazzo di tartaruga? No, non dirmelo, non lo voglio sapere. Restiamo nel campo del gore. Quanti anni aveva la tua cliente più vecchia?”
I: “73.”
M: “Che????? Minchia suppongo che in quel periodo un’ondata di evirazioni di tartarughe deve aver pervaso i mari del Gambia!”
I: “Come?”
M: “No, niente, umorismo surreale. Un’altra cosa: ti sei mai innamorato di una cliente?”
I: “In un certo senso, le amo tutte.”
M: “E loro di te?”
I: “Quasi tutte, credo.”
M: “Un’ultima domanda Ibrahim: secondo te, queste signore sanno che tu sei un gigolo o ti credono davvero il proprio fidanzato?”
I (sorridendo): “Ognuno crede in ciò che vuol credere che sia vero.”
La versione inglese di questo blog la trovi sul sito Travelblog.org
Link: http://www.travelblog.org/Africa/Gambia/Western-Division/Kololi/blog-176201.html
Categoria: General
Scritto da: marcodaprile







